sottoscrizione della petizione Basta Complicità
iniziativa a sostegno della sottoscrizione della petizione Basta Complicità.
Questo il testo:
«PETIZIONE REGIONALE
(raccolta firme ai sensi dell’art.16 dello Statuto della Regione Emilia Romagna)
All’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna
LA REGIONE EMILIA ROMAGNA INTERROMPA I RAPPORTI ECONOMICI CON ISRAELE
Premesso che:
Il 16 settembre scorso una commissione indipendente dell’Onu ha certificato che quello di Israele a Gaza è genocidio. Si legge nel report “La Commissione ritiene che le autorità Israeliane intendessero uccidere più Palestinesi possibile” Il genocidio che sta avvenendo in Palestina è solo il culmine di un progetto di pulizia etnica e di apartheid che va avanti da oltre 70 anni.
Francesca Albanese, nel suo rapporto “Dall’Economia dell’Occupazione all’Economia del Genocidio” spiega come la Corte Internazionale di Giustizia, il 19 Luglio 2024, abbia “dichiarato illegale la presenza prolungata di Israele nell’intero territorio palestinese occupato, compreso il suo regime di colonia (…) Di conseguenza, qualsiasi accordo che sostenga o appoggi l’occupazione e il suo apparato associato può equivalere a una complicità in un crimine internazionale”
La violazione dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei palestinesi impone a enti pubblici e privati di non sostenere né avviare rapporti economici che mantengano tale situazione illegale. Usare risorse pubbliche per collaborare con entità israeliane coinvolte nell’occupazione costituisce una corresponsabilità sia materiale che morale.
Intrattenere rapporti anche solo commerciali con un paese che sta calpestando il diritto alla autodeterminazione del popolo palestinese è quindi illegale secondo il diritto internazionale. Ne discende l’obbligo giuridico, oltre che etico e politico, per la Regione Emilia-Romagna, di adottare misure efficaci volte a impedire il proseguimento di tali rapporti e a garantire la piena conformità dell’azione amministrativa ai principi del diritto internazionale.
Considerato che:
Nel settembre scorso è emerso che dal porto di Ravenna transitavano navi con carichi di armi diretti a Israele. Vari giuristi hanno condannato la vicenda, ricordando che l’esportazione o il transito di armamenti verso paesi extra UE richiede autorizzazioni specifiche e che la legge 185/90 vieta il commercio verso paesi in conflitto o che violano i diritti umani.
L’episodio ha mostrato la forte connessione commerciale, anche non bellica, tra il porto di Ravenna e Israele
“TEVA Ltd” è una multinazionale del farmaco Israeliana. TEVA è un fornitore delle Aziende Sanitarie controllate dalla Emilia Romagna. La convenzione più significativa attualmente attiva, stipulata il 9 marzo 2023 tra l’Agenzia Intercent-ER e TEVA Italia, ha un valore di €12.109.503,77 e scadenza il 31 dicembre 20251. Altre sono già state rinnovate. Questo contratto copre la fornitura di medicinali e radiofarmaci per tutto il sistema sanitario regionale dell’Emilia-Romagna.
La presenza di aziende Israeliane è forte anche nel settore fieristico regionale. Nel settembre scorso,dopo oltre un anno di proteste, la regione assieme al Comune di Rimini ha escluso l’ente del turismo Israeliano dalla fiera di Rimini “TTG-Travel Experience”. Mentre un recente dossier sulla fiera “Ecomondo” di Rimini ha mostrato come su 1800 aziende partecipanti circa il 9% aveva rapporti commerciali con Israele e 42 di queste fosse interessato nella vendita di tecnologia di utilizzo militare o al servizio dell’occupazione.
L’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia-Romagna ha attivato collaborazioni con la Fondazione Leonardo – Civiltà delle Macchine, collegata alla Leonardo S.p.A., per progetti didattici come “A Scuola di STEM” e gli incontri “I Martedì dello Spazio”, rivolti a studenti e docenti. Tali intese, spesso presentate come progetti di orientamento, introducono nelle scuole secondarie una narrativa che normalizza l’industria bellica e il suo coinvolgimento diretto nel genocidio del popolo palestinese
Il 20 ottobre è stato presentato a Forlì il progetto Eris (Emilia Romagna in Space), guidato da Thales Alenia, joint venture tra Leonardo Spa, noto fornitore di armi ad Israele, e la francese Thales (undicesimo produttore di armi globale). Il progetto punta a produrre antenne satellitari, ma preoccupa per il possibile uso duale, dato il carattere fortemente militare delle aziende coinvolte.
L’autorità portuale di Ravenna aderisce al progetto Undersec. Progetto che vede coinvolti il porto di Ravenna, il ministero della difesa Israeliana, l’università di Tel Aviv e l’azienda bellica Rafael, azienda passata alla cronaca per un video promozionale dei propri droni mentre colpivano un civile a Gaza. Il progetto ha come obiettivo lo sviluppo di tecnologie militari per l’uso in mare e nei porti.
Ritenuto che:
Sia importante la dichiarazione del Presidente Michele De Pascale, che il 31 maggio scorso ha dichiarato che la Regione ha sospeso i rapporti istituzionali con Israele, “a fronte delle gravissime violenze in atto nella Striscia di Gaza”
La regione Emilia Romagna non debba limitarsi al solo piano istituzionale, ma possa fare molto per incidere nei settori economici presi in esame (portuale, sanitario, fieristico). Ricordiamo che la regione ha quote in Sapir (società che gestisce il Terminal Container di Ravenna), controlla le aziende sanitarie regionali, e ha partecipazioni in Rimini Fiera, così come in altre fiere regionali.
La regione debba dare piena attuazione alla risoluzione dell’11 giugno 2024 che introduce gli appalti etici “al fine di tenere conto di eventuali violazioni dei diritti umani e/o del diritto internazionale da parte degli operatori economici e quindi di escludere tali soggetti in fase di valutazione delle offerte”. Dove però fra diritti umani da difendere vi deve essere anche quello dell’autodeterminazione del popolo palestinese
COME CITTADINI E CITTADINE DELL’EMILIA ROMAGNA CHIEDIAMO ALLA ASSEMBLEA LEGISLATIVA
DI AGIRE AFFINCHE’ LA REGIONE SI ADOPERI PER:
1) Un’azione concreta per far cessare il commercio e il transito di armi, dal porto di Ravenna verso Israele, così come il commercio, anche di forniture non militari
2) L’istituzione di un osservatorio permanente con cittadini e istituzioni, sul traffico delle armi, che sia preventivamente informato su ogni passaggio di armi o dual use (export, import, transito) nel porto di Ravenna, affinchè ci possa essere il controllo del rispetto della legge 185/90
3) L’uscita da progetti con aziende di armamenti che vendono armi ad Israele, quindi dal consorzio Anser e dal progetto Eris promosso da Thales Alenia che avrà la sua sede a Forlì; e l’uscita dal progetto Undersec facendo pressione concretamente sul Ministero dei Trasporti e l’autorità portuale di Ravenna.
4) L’interruzione da parte della Regione e di tutte le sue controllate o partecipate di forniture di beni e servizi da aziende israeliane e aziende complici, e l’adozione immediata di misure idonee per l’attuazione della risoluzione sugli appalti etici approvata dall’Assemblea legislativa.
5) La sospensione della partecipazione di enti e aziende Israeliane alle manifestazioni fieristiche; e l’introduzione negli enti fieristici di un comitato etico che possa analizzare preventivamente le aziende e prevenire casi di complicità con paesi che calpestano i diritti umani.
6) L’avvio di un dialogo con l’Ufficio Scolastico Regionale, nel rispetto delle reciproche autonomie, per interrompere progetti educativi che prevedano la collaborazione con aziende di armi».